VINI DELL'ANIMA

Esperienza consapevole di vino e cibo.

lunedì

16

gennaio 2017

Dieci appuntamenti per l’Amarone va a teatro!

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Amarone a teatro Adelaide Ristori

Ha preso il via qualche giorno fa la rassegna “L’Amarone va a teatrodieci appuntamenti tra musica e vino. Promotore di questa iniziativa è il teatro Ristori di Verona in sinergia con le famiglie dell’Amarone d’Arte, un’associazione nata sette anni fa con l’obiettivo di seguire fedelmente e tramandare la tradizione produttiva dell’Amarone e degli altri vini della Valpolicella.

Questa commistione tra musica e vino, tra udito e gusto, è cosa antica. Nelle locande i Greci mescevano il vino accompagnandolo a musica di sottofondo, era di intrattenimento durante i baccanali dei Romani. Il Rinascimento è ricco del connubio musica e vino: le villotte, i madrigali sono pervasi dal buon umore e convivialità che tal legame può creare. E potremmo continuare a lungo…

«L’obiettivo, ha affermato Alberto Martini direttore artistico, è far diventare il Teatro Ristori un luogo di aggregazione e di condivisione, oltre che di arte e cultura.» E il calendario è ghiotto sia per gli appuntamenti musicali sia per le aziende che li accompagnano. Ad ogni evento un’azienda diversa, che spiegherà e farà degustare Amarone e i vini della Valpolicella nel foyer del Ristori, dalle 19.15, a coloro che sono in possesso del biglietto d’ingresso allo spettacolo e che si sono preventivamente prenotati alla degustazione gratuita all’indirizzo mail del teatro (info@teatroristori.org).

Un teatro che porta il nome di una celebrata, anzi la più celebrata, artista dell’Ottocento, Adelaide Ristori. Osannata a Parigi e in tutto il mondo. A Londra, la Regina Vittoria definì la Ristori “una cosa sublime”. Fu accolta alla Casa Bianca dal 17° Presidente degli Stati Uniti Andrew Johnson, che la considerava la più grande attrice contemporanea. Recitò in italiano, inglese, francese e spagnolo. Moglie del Marchese Giuliano Capranica del Grillo e madre, Adelaide Ristori era friulana, nata a Cividale del Friuli il 29 gennaio 1922.

Questo il calendario:

  • 13 gennaio: Masi Agricola e il terzo concerto Italian jazz style di Enrico Rava new4et.
  • 20 gennaio: Zenato e la musica barocca di Bach suonata dai Virtuosi Italiani nei concerti per 2, 3 e 4 clavicembali.
  • 21 febbraio: Speri e lo spettacolo di Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura.
  • 15 marzo: Guerrieri Rizzardi e l’orchestra sinfonica Streicher Akademie Bozen e Frank Peter Zimmermann al violino e come direttore.
  • 21 marzo: Tedeschi e il jazz di Quintorigo e Roberto Gatto.
  • 30 marzo: Torre d’Orti e il Concerto italiano di musica barocca “Notte, storie di amanti e guerrieri” diretto da Rinaldo Alessandrini.
  • 5 aprile: Venturini e le danze della Colecciòn Tango della Compagnia de Leonardo Cuello.
  • 13 aprile: Tenuta Sant’Antonio e le danze della Rioult Dance di New York “Serata Bach”.
  • 4 maggio: Tommasi e le musiche barocche di Vivaldi, Pergolesi e Handel cantate dal contralto Sara Mingardo.
  • 17 maggio: Allegrini e l’orchestra Filarmonica di Novosibirsk con Vadim Repin al violino.

mercoledì

14

dicembre 2016

La parola Collio? Ė uno sballio!

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Collio

Tutti conoscono il Collio quale zona di gran fama per i suoi pregiati vini, forse non tutti sanno che il nome “Collio” non esiste in italiano. Consultando un vocabolario (qualsiasi, il risultato non cambia) si trova la parola “colle” che al plurale fa colli (ad esempio Colli Euganei). Esiste, invece, il termine friulano “cuei” (colli). Collio è infatti una trasposizione della parola friulana.

Diversi i documenti a partire dall’anno Mille che provano quanto ora affermato. Ad esempio, in un documento udinese del 1234 si cita la ribolla e si fa distinzione tra quella “de Istria” e quella “de Collibus”. E ancora,  nel 1891 Giuseppe Comelli di Nimis pubblicava il suo “strolic” (almanacco, lunario) e scriveva “Verduz di Ramandul” (Verduzzo di Ramandolo) rabuele (ribolla) dei Quei (colli). Le forme italiane e venete, Collio Coglio Coio, pare abbiano fatto la loro comparsa solo nel XVIII° secolo. Da notare, infine, che gli sloveni chiamano Brda, parola plurale, le belle colline transfrontaliere.

Per un approfondimento si possono leggere i due volumi “La Vite nella storia e nella cultura del Friuli” di Enos Costantini, Claudio Mattaloni, Carlo Petrussi –  Ed. Forum, 2007

mercoledì

16

novembre 2016

Il Canavese la canapa e l’erbaluce

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canavese-erbaluce-sugli-stendini

Quando verso la metà di ottobre siamo arrivati alla Tenuta Roletto, avevamo attraversato la pianura veneta, lombarda e parte di quella piemontese sotto un cielo plumbeo, a tratti immersi in una fitta nebbia, e solo all’arrivo a Torino le nuvole avevano lasciato spazio a un cielo terso. Ma per raggiungere Cuceglio in terra Canavese, sede dell’azienda, bisognava lasciare la pianura alle nostre spalle per salire su verso le Alpi Graie, o meglio verso quella parte di territorio piemontese denominato anfiteatro morenico di Ivrea. Perché il Canavese è di fatto un altopiano abbracciato da colline moreniche (altro…)

martedì

25

ottobre 2016

Ma la pubblicità serve al vino?

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Ma la pubblicità serve al vino?

Un noto slogan recita: “la pubblicità è l’anima del commercio!”, cioè la pubblicità se ben congeniata può migliorare la performance di mercato di un’impresa. Se consideriamo il prodotto vino la pubblicità è funzionale allo scopo?

  • Anzitutto il vino non è un prodotto standard, potremmo dire che è atipico per sua natura (almeno di un intervento volto a ottenere un prodotto con caratteristiche costanti e riconoscibili), mentre la pubblicità descrive o esalta prodotti standard, la migliore qualità dei quali è proprio la fedeltà allo standard medesimo!
  • Il vino pubblicizzato, ad esempio il Tavernello, deve essere fedele a se stesso. Ma si tratta di una fedeltà non naturale, ottenuta industrialmente, cioè alterando il prodotto naturale, o meglio personale. La distribuzione di massa richiede che il livello qualitativo del vino sia mantenuto costante nel tempo. Insomma, il vino deve essere a suo modo una Coca Cola. E come la Coca Cola deve essere prodotto in quantità tale da garantire il flusso continuo nei canali di distribuzione.

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martedì

18

ottobre 2016

Vivace dibattito intorno ai pas dosé

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spumanti pas dosé

L’8 ottobre scorso si è tenuto presso l’azienda Menegotti a Villafranca Veronese un wine blind tasting di dodici pas dosé italiani, alla presenza di giornalisti blogger e appassionati. Un viaggio dalla Puglia all’Alto Adige, una degustazione condotta da Gianpaolo Giacobbo, Costantino Gabardi e Nicola Bonera con un unico obiettivo: comprendere quale sia l’espressione di spumanti italiani da vitigni autoctoni e internazionali regolata unicamente dal tipo di intervento nella fase finale del processo produttivo: nel caso specifico del pas dosé nessuna aggiunta di liqueur d’expedition, ossia di zucchero che alle volte maschera la scarsa qualità dell’uva.

Lo spumante, è stato affermato durante il vivace dibattito, è l’unico vino basato su un profondo disequilibrio”. (altro…)