VINI DELL'ANIMA

Esperienza consapevole di vino e cibo.

mercoledì

16

novembre 2016

Il Canavese la canapa e l’erbaluce

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima

canavese-erbaluce-sugli-stendini

Quando verso la metà di ottobre siamo arrivati alla Tenuta Roletto, avevamo attraversato la pianura veneta, lombarda e parte di quella piemontese sotto un cielo plumbeo, a tratti immersi in una fitta nebbia, e solo all’arrivo a Torino le nuvole avevano lasciato spazio a un cielo terso. Ma per raggiungere Cuceglio in terra Canavese, sede dell’azienda, bisognava lasciare la pianura alle nostre spalle per salire su verso le Alpi Graie, o meglio verso quella parte di territorio piemontese denominato anfiteatro morenico di Ivrea. Perché il Canavese è di fatto un altopiano abbracciato da colline moreniche formate da pietre e terra trasportate dai ghiacciai del Quaternario. È nato così un paesaggio di gran bellezza movimentato da onde verdi, detto anfiteatro perché ricorda gli scalini a semicerchio dei teatri greci. Un terreno difficile da lavorare ché è sufficiente togliere qualche decina di centimetri di terra per trovare le pietre. Il Canavese è anche una regione ricca d’acqua: a iniziare dai fiumi che la attraversano, come la Dora Baltea verso est, le falde acquifere profonde di origine montana così come i numerosi laghi. Mediamente piovosa con i suoi 900 millimetri annui. Nonostante ciò il terreno non è fertile come si può pensare, bensì magro e destrutturato che favorisce lo sgrondo dell’acqua. Terra magnifica quindi per l’allevamento della vite, ma anche per la canapa, che fino a non molti decenni fa caratterizzava l’economia agricola di questa regione.

La canapicoltura era diffusissima in tutta Italia. Dava di che nutrirsi, curarsi, scaldarsi, forniva la cellulosa per produrre la carta e una fibra tessile. Dalla lavorazione della canapa, infatti, si ottiene il rayon più noto come viscosa! Il processo produttivo è stato narrato nel bel cortometraggio  “Sette canne, un vestito” di Michelangelo Antonioni, girato nel 1949 negli stabilimenti di Torviscosa, in Friuli, e Varedo in Lombardia. Per almeno un secolo, da metà Ottocento, la canapa ha vissuto il suo periodo d’oro. L’avvento della plastica e la legge Cossiga del 1977, che ha accomunato la coltivazione della canapa sativa alla canapa indica (più conosciuta come cannabis), hanno bloccato la sua produzione, oggi in lenta ripresa anche nel Canavese.

Questa zona, come scrivevo, è dedita anche alla viticoltura, ma, a differenza delle più famose Langhe Monferrato Roero… caratterizzate da varietà a bacca rossa, nel Canavese domina un vitigno a bacca bianca: l’erbaluce! Considerata da sempre vitigno nobile è perfettamente a suo agio su terreni acidi, poco calcarei e ricchi in fosforo e potassio. È allevata a pergola e i ceppi li chiamano gambe, non a caso perché il tronco è alto e snello anziché basso e bitorzoluto. Dopo la vendemmia, solitamente verso l’inizio di ottobre, non segue immediatamente la vinificazione. L’uva infatti viene tradizionalmente appesa agli “stendini”, fili tirati nei solai delle case o nei sotto tetto, e lasciata disidratare fino oltre Natale, poi si produce il vino dolce passito (famoso è quello di Calluso). Mettere a disidratare le uve, grappolo dopo grappolo, richiede tempo e pazienza , un lavoro che nell’azienda Roletto è svolto dalle mani delicate delle donne, in un edificio che è stato pensato e progettato per sfruttare le correnti d’aria e favorire l’appassimento naturale.

canavese-erbaluce

La buccia è spessa due volte e mezzo quella del nebbiolo, questo fa sì che la disidratazione avvenga lentamente attenuando il rischio di muffe indesiderate. A seconda dell’annata gli acini possono essere infavati dalla botrite nobile, anche lei è una muffa ma preziosa, che si sviluppa all’interno dell’acino e da sapori e aromi. Nonostante ciò, questo passito non può considerarsi un vino muffato perché gli acini infavati sono solo una parte, che può variare a seconda dell’annata:  5-7% in quelle molto asciutte, 20% in quelle umide. L’erbaluce viene prodotta anche nella versione secca e spumante metodo classico. In entrambi i prodotti la sua tagliente acidità e la stessa presenza di sali contribuiscono a sostenere un prolungato invecchiamento. La versione spumante è particolarmente interessante, per una grande attitudine a veicolare la mineralità e la sapidità nel finale di bocca, che unite all’acidità possono sposarsi a preparazioni culinarie di una certa complessità. Questa tipologia, sono certa, non sfigurerebbe nel confronto con altri spumanti di zone più note ad esperti e appassionati.

Canavese-Tenuta-Roletto

martedì

25

ottobre 2016

Ma la pubblicità serve al vino?

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima

Ma la pubblicità serve al vino?

Un noto slogan recita: “la pubblicità è l’anima del commercio!”, cioè la pubblicità se ben congeniata può migliorare la performance di mercato di un’impresa. Se consideriamo il prodotto vino la pubblicità è funzionale allo scopo?

  • Anzitutto il vino non è un prodotto standard, potremmo dire che è atipico per sua natura (almeno di un intervento volto a ottenere un prodotto con caratteristiche costanti e riconoscibili), mentre la pubblicità descrive o esalta prodotti standard, la migliore qualità dei quali è proprio la fedeltà allo standard medesimo!
  • Il vino pubblicizzato, ad esempio il Tavernello, deve essere fedele a se stesso. Ma si tratta di una fedeltà non naturale, ottenuta industrialmente, cioè alterando il prodotto naturale, o meglio personale. La distribuzione di massa richiede che il livello qualitativo del vino sia mantenuto costante nel tempo. Insomma, il vino deve essere a suo modo una Coca Cola. E come la Coca Cola deve essere prodotto in quantità tale da garantire il flusso continuo nei canali di distribuzione.

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martedì

18

ottobre 2016

Vivace dibattito intorno ai pas dosé

Scritto da , nella categoria Le degustazioni

spumanti pas dosé

L’8 ottobre scorso si è tenuto presso l’azienda Menegotti a Villafranca Veronese un wine blind tasting di dodici pas dosé italiani, alla presenza di giornalisti blogger e appassionati. Un viaggio dalla Puglia all’Alto Adige, una degustazione condotta da Gianpaolo Giacobbo, Costantino Gabardi e Nicola Bonera con un unico obiettivo: comprendere quale sia l’espressione di spumanti italiani da vitigni autoctoni e internazionali regolata unicamente dal tipo di intervento nella fase finale del processo produttivo: nel caso specifico del pas dosé nessuna aggiunta di liqueur d’expedition, ossia di zucchero che alle volte maschera la scarsa qualità dell’uva.

Lo spumante, è stato affermato durante il vivace dibattito, è l’unico vino basato su un profondo disequilibrio”. (altro…)

martedì

13

settembre 2016

Il Tocai non è morto!

Scritto da , nella categoria Vitigni e vini

tocai friulano

Pubblico con piacere l’articolo “Il Tocai non è morto!”  a firma dello storico friulano Prof. Gianfranco Ellero perché riporta alla memoria un fatto che risale a qualche anno fa, quando il nome Tocai friulano fu abortito dall’Unione Europea, ma lo stesso è risorto altrove! Buona lettura ché la chiosa finale è davvero interessante!

Sera del 3 d’agosto a Hirtzbach, pochi chilometri da Mulhouse, ospite di Edith e Gérard, amici carissimi. A cena, mi dicono, ci sarà una sorpresa.

Trovandomi in Francia, penso a uno Champagne, a un vino d’annata del Medoc, a qualche Château.

No, Gérard risale dalla cantina con una bottiglia di Tocai Friulano, e io penso a uno scherzo. (altro…)

martedì

2

agosto 2016

Valencia 11 chicche per entrare nell’atmosfera valenciana

Scritto da , nella categoria Oltreconfine, Racconti di viaggio

Valencia Plaza de la Virgen

Magnifica Valencia, città della Spagna terza per numero di abitanti che s’affaccia sul Mare delle Baleari. Sempre assolata e ventilata con una luce che splende sulle drittissime strade. Un clima amabile che invita a visitarla e a sostare lungo le vie, anche nelle ore più calde, e col naso all’insù ammirare la bellezza dei suoi molti palazzi. Seppur il traffico sostenuto non è una città caotica, anzi! Valencia è “gioiosa” come la sua gente sempre sorridente, ben disposta all’aiuto e all’allegria, che culmina quando, ancor prima che il sole ritiri l’ultimo bagliore dall’orizzonte, inizia il rito dell’aperitivo e delle tapas! (altro…)