VINI DELL'ANIMA

Esperienza consapevole di vino e cibo.

giovedì

13

aprile 2017

Vino online, quante sorprese dai dati sugli acquisti di vino!

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vino online: quanti sorprese dai dati sugli acquisti di vino

Su un panel di 50.000 consumatori si basa la ricerca presentata da Tannico all’ultimo Vinitaly, che risponde ad alcune domande interessanti sugli acquisti di vino online. Cosa bevono gli italiani? C’è differenza tra uomini e donne? I millennial che tipo di  acquisti fanno? Punteggi e valutazione di guide di settore e opinion leader possono influenzare le vendite? Tecnologia e segni zodiacali: sono indicatori delle preferenze degli utenti?

Le regioni che spendono di più in Italia

Sono Lombardia e Abruzzo a contendersi il primato di high spender in Italia, 11 euro il prezzo medio a bottiglia. Seguono il Veneto con 9,5 euro, la Sicilia 8 euro e il Molise 6,5 euro. Curioso il dato su Gallarate, piccolo centro in provincia di Varese, dove si spendono in media 17 euro per una bottiglia di vino. Nella capitale meneghina si spendono (in media) 10 euro, a Roma 9 euro.

I neofiti del vino si fidano delle grandi marche

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venerdì

10

marzo 2017

Errori intorno al FRIULI enoico

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Errori intorno al Friuli enoico

Molte sono le pubblicazioni che parlano del Friuli enoico, ma non sempre ciò che si legge è corretto. Il vino è spesso confuso col vitigno. Enos Costantini ha scritto un interessante articolo in merito, dal titolo: “Bufulis… sflocijs e falopis sul mangjâ e sui vjns furlans” (la traduzione suona così: Panzane… frottole e fandonie sul mangiare e sui vini friulani). (1)

Chiarire un po’ di cose a beneficio di tutti e, in particolar modo, di chi scrive di vini e vitigni del Friuli Venezia Giulia è l’obiettivo di questo post. Una sorta di guida per punti affinché di Ribolla, di Picolìt, di Terrano e di Malvasia si scriva senza cadere ne lis bufulis!

Ribolla

  • Nessun vitigno  chiamato ribolla si  trova negli scritti del Medioevo, ma solo un vino che si otteneva da una mescolanza di uve diverse.
  • Il documento più antico (che si conosca sino ad oggi, poi tutto può accadere) in cui si nomina il vino ribolla è contenuto negli Statuti di Treviso del 1207 e si parla di vinum navigatum, vale a dire vino importato.

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martedì

31

gennaio 2017

L’Amarone e le Nozze di Cana

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Anteprima Amarone 2013 - Nozze di Cana

Si è conclusa ieri l’Anteprima Amarone annata 2013, un’edizione a mio avviso particolarmente riuscita. Ampliata nel numero di giornate, tre anziché due, di cui la prima dedicata alla stampa e comunicatori del vino che ha reso più agevoli assaggi e chiacchierate con i produttori. Nessuna conferenza introduttiva dell’annata, i dati sono stati raccolti e messi a disposizione su supporti digitali, ma una maggiore attenzione alla cultura del vino con un’ospite d’eccezione, il critico d’arte Philipe Daverio intervistato dal giornalista Andrea Scanzi. (altro…)

lunedì

16

gennaio 2017

Dieci appuntamenti per l’Amarone va a teatro!

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Amarone a teatro Adelaide Ristori

Ha preso il via qualche giorno fa la rassegna “L’Amarone va a teatrodieci appuntamenti tra musica e vino. Promotore di questa iniziativa è il teatro Ristori di Verona in sinergia con le famiglie dell’Amarone d’Arte, un’associazione nata sette anni fa con l’obiettivo di seguire fedelmente e tramandare la tradizione produttiva dell’Amarone e degli altri vini della Valpolicella.

Questa commistione tra musica e vino, tra udito e gusto, è cosa antica. (altro…)

mercoledì

14

dicembre 2016

La parola Collio? Ė uno sballio!

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Collio

Tutti conoscono il Collio quale zona di gran fama per i suoi pregiati vini, forse non tutti sanno che il nome “Collio” non esiste in italiano. Consultando un vocabolario (qualsiasi, il risultato non cambia) si trova la parola “colle” che al plurale fa colli (ad esempio Colli Euganei). Esiste, invece, il termine friulano “cuei” (colli). Collio è infatti una trasposizione della parola friulana.

Diversi i documenti a partire dall’anno Mille che provano quanto ora affermato. Ad esempio, in un documento udinese del 1234 si cita la ribolla e si fa distinzione tra quella “de Istria” e quella “de Collibus”. E ancora,  nel 1891 Giuseppe Comelli di Nimis pubblicava il suo “strolic” (almanacco, lunario) e scriveva “Verduz di Ramandul” (Verduzzo di Ramandolo) rabuele (ribolla) dei Quei (colli). Le forme italiane e venete, Collio Coglio Coio, pare abbiano fatto la loro comparsa solo nel XVIII° secolo. Da notare, infine, che gli sloveni chiamano Brda, parola plurale, le belle colline transfrontaliere.

Per un approfondimento si possono leggere i due volumi “La Vite nella storia e nella cultura del Friuli” di Enos Costantini, Claudio Mattaloni, Carlo Petrussi –  Ed. Forum, 2007