VINI DELL'ANIMA

Esperienza consapevole di vino e cibo.

martedì

26

aprile 2016

Pinot Nero del Friuli Venezia Giulia: in quale direzione sta andando?

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima, Vitigni e vini

Pinot Nero del Friuli Venezia GiuliaC’è un vitigno e un vino del Friuli Venezia Giulia di cui poco si è sentito parlare, almeno sino a oggi, ma verso il quale c’è attenzione crescente da parte di alcuni produttori consapevoli del suo valore qualitativo. Sulla base di questa consapevolezza di recente è stato lanciato il progetto Rete d’Impresa “Pinot Nero FVG” costituita da cinque aziende (Masut da Rive, Russolo, Zorzettig, Castello di Spessa, Conte d’Attimis Maniago) per promuovere ad ampio raggio il pinot nero e le peculiarità del Friuli Venezia Giulia vitivinicolo.

Il pinot nero ha una storia più che centenaria in Friuli e quello coltivato in collina era “degno di massima considerazione”. Veniva utilizzato anche per “tagliare” vini nostrani dall’acidità elevata. L’introduzione e il successo di varietà pregevoli come il merlot e il cabernet fece venir meno la necessità di correzione e l’allevamento del pinot nero si ridusse notevolmente. La sua rinascita è legata agli ultimi decenni e, come ha dimostrato una recente degustazione di sei pinot neri tenutasi in quel di Malborghetto (1) se volgiamo lo sguardo ai vini di maggiore qualità (diverso lo scenario qualitativo sul territorio) possiamo scoprire qualche inclinazione fruttata, ma soprattutto vini che vanno nella direzione di esplorare una frontiera del sapore e della persistenza gustativa che è frontiera innervata di freschezza, di salinità e di contrapposti amari.

Il pinot nero viene spesso indicato come un vino per palati esperti! Questo perché non c’è nulla di rassicurante nel suo profilo gustativo, normalmente è un vino nervoso, la grinta è una sua prerogativa, anche in Borgogna! La fase giovanile è interessante proprio per questo essere scalpitante, anche se della sua bontà raccogliamo una parte delle tante sfumature che può dare nella fase di maturità.

Questa varietà è al centro di un’idea sulla quale i produttori stanno lavorando affinché il vitigno sia interprete dei loro territori, perché il pinot nero ha quella rara capacità di assimilare le caratteristiche del terroir dove cresce. Non è un caso che la classificazione in Borgogna sia nata tenendo conto di questa sua capacità e che i “grand cru” esprimano ad esempio maggiore sapidità dei “premier cru”, che si traduce in eleganza lunghezza e longevità del vino.

Il pinot nero soffre l’eccessiva esposizione al sole, ha un rapporto buccia-polpa che se compromesso fa perdere al vino la sua delicatezza fatta di dettagli. Ama invece la luce, e i viticoltori conoscono l’importanza di intervenire nel momento giusto con la defogliazione e dare respiro all’uva e non insistere sui diradamenti per ottenere maggiore concentrazione.

Per produrre un buon pinot nero, sostengono i produttori friulani, bisogna sperimentare (ad esempio vinificare con i raspi o senza o con il frutto intero…). Cambiare i parametri di vinificazione nel pinot nero può voler dire avere risultati notevoli come disastrosi (diverso è il caso del cabernet o del merlot per i quali se l’annata è buona anche i vini sono buoni), questo è un atto di coraggio, ma probabilmente anche l’unica strada percorribile per un continuo miglioramento qualitativo.

(1) I sei vini degustati a Einprosit 2015: Tenuta di Angoris 1648 brut Rosé 2009 pinot nero mc, Le Due Terre pinot nero 2013, Masut Da Rive pinot nero Masut 2006, Castello di Spessa Casanova pinot nero 2011, Pizzulin pinot nero 2011, Vignai da Duline pinot nero 2011

 

martedì

22

marzo 2016

Il Carso non ci sta. No alla doc Delle Venezie

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Il Carso non ci sta. No alla doc Delle Venezie per il pinot grigio

 

“Crediamo che una doc debba identificare zone simili per morfologia, storia, tradizioni, vini prodotti e qualità degli stessi. Oggi invece siamo alla pornografia delle doc create dal nulla per sostenere interessi economici di massa, che non premiano la qualità perseguita da tanti seri viticoltori”. Sono le parole di Matej Skerlj presidente dell’associazione viticoltori del Carso. Quest’ultimi hanno resa nota l’intenzione di non voler far parte della doc interregionale Delle Venezie per il pinot grigio. Diverse le motivazioni. Si tratta di una doc che raggruppa sotto un unico “cappello” zone che nulla hanno in comune, la cui qualità è fortemente disomogenea. (altro…)

venerdì

11

marzo 2016

A che punto sta la Rosé Revolution del nuovo Chiaretto?

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Anteprima Lazise

Era una plumbea mattina di marzo di quelle che promettono pioggia, viaggiavamo verso Lazise, piccolo borgo sulla sponda veronese del lago di Garda, per l’anteprima dedicata ai vini Bardolino Chiaretto e Lugana. Neanche il vento del Garda era riuscito a fermare l’avanzata della nebbia sicché lago e cielo si confondevano. Solo nelle prime ore del pomeriggio la luce del sole illuminava il paesaggio favoloso. All’interno della Dogana Veneta c’era folla di giornalisti, blogger, semplici appassionati, uomini e donne ad assaggiare l’ultima annata, la 2015, ma anche la 2014 e il millesimo 2011 del Lugana riserva. 300 i vini in degustazione, troppi avendo una sola giornata a disposizione. Chiaretto e Lugana hanno calamitato la nostra attenzione.

A che punto stava quella Rosé Revolution iniziata l’anno scorso per un nuovo stile del Chiaretto?
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mercoledì

24

febbraio 2016

Doc “Delle Venezie” una riflessione sul nome

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Doc Delle Venezie

Sabato 20 febbraio scorso è nata l’associazione temporaneaProduttori vitivinicoli trentini, friulani e veneti” allo scopo di presentare richiesta al Ministero delle politiche agricole e forestali e ottenere la Doc pinot grigio “Delle Venezie” e Igt “Trevenezie”.

Non vi è dubbio che la doc interregionale possa essere valido mezzo per valorizzare il prodotto sui mercati internazionali, per riuscire a contrastare con maggior forza le sofisticazioni e soprattutto garantire al mercato un flusso adeguato alla domanda. Problema quest’ultimo che visto dalla parte del Friuli Venezia Giulia vuol dire risolvere uno dei limiti commerciali dei vini di questa regione: la quantità è di solito troppo bassa per il consumo di “massa” e troppo alta per il consumo di “nicchia”. (altro…)

giovedì

18

febbraio 2016

Perché e quando han coniato il termine Supertuscans?

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Supertuscans

Dici Supertuscans e subito pensi ai vari Sassicaia Ornellaia Solaia Tignanello…ovvero a vini in stile Bordeaux, prodotti con cabernet, sauvignon e franc, e merlot, ma c’è un’altra categoria di vini considerati dei “super toscani”quella dei grandi Chianti prodotti con sangiovese al 100%.

A questo punto una domanda sorge spontanea, perché sono stati chiamati Supertuscans e quando è stato coniato tale termine? (altro…)