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lunedì

12

novembre 2012

Il Vino Soave di Umberto Portinari a Brognoligo

Scritto da , nella categoria Cantine da raccontare

"Vino Soava Umberto Portinari"

Luglio 2010. Sotto una canicola che sopporto a fatica arrivo a Brognoligo, frazione di Monteforte d’Alpone. Lì mi attende Umberto Portinari viticoltore e produttore di vino Soave, ovvero vini bianchi in cui protagonista è l’uva Garganega con qualche minima presenza di Chardonnay.

L’azienda Umberto Portinari è una piccolissima realtà di 4 ettari, due in collina e due in pianura. Oggi oltre a papà Umberto c’è la giovane figlia Maria ad occuparsi dell’azienda. Viticoltore Umberto lo diventa grazie al suo atteggiamento irrequieto e curioso. Dopo gli studi al Liceo Scientifico di Vicenza e qualche anno di medicina è il lavoro del mezzadro, che lavora i vigneti di famiglia, ad avvicinarlo alla campagna. Da quest’uomo apprende i primi rudimenti di viticoltura ai quali si aggiunge lo studio, da autodidatta, di numerosi libri dedicati alla materia.

Fino al 1990 l’uva era venduta alle Cantine Bolla e in parte vinificata, il vino che ne derivava era venduto sfuso. Poi la decisione di imbottigliare.

Dalla collina, Portinari produce il Soave Ronchetto, che definisce vino base, ma che trovo bellissimo e ricco. Il Ronchetto è un vigneto su terra vulcanica che ha un’età rispettabile, più di 60 anni. Questo ha fatto si che le viti abbiano stabilito un equilibrio con l’ambiente che le ospita (vale a dire suolo, sottosuolo, clima…) e a trarne maggiore ricchezza di sostanze è l’uva, che a sua volta da un vino altrettanto ricco.

"Vino Soave Umberto Portinari"

L’Albare è invece un vigneto di due ettari alla sinistra del fiume Alpone. Qui la terra è di origine alluvionale ricca di argille, siamo già in pianura ma quella “buona”, quella che regala all’Albare una mineralità inaspettata e struttura. Piantato nel 1987, nell’Albare Portinari pratica la tecnica della Doppia Maturazione Ragionata. Doppia, perché il tralcio che porta i grappoli (il capo a frutto) viene reciso quando l’uva è matura, in modo da lasciare sulla vite circa la metà dei frutti, che continuano a ricevere linfa e surmaturano. L’altra parte invece inizia ad appassire. Ragionata, perché il momento del taglio e della raccolta dell’uva viene attentamente ponderato. Trascorso un tempo mai inferiore alle tre settimane entrambe le uve sono raccolte e vinificate assieme.

Nel 1997 Umberto decide di lasciar maturare due filari di uve del vigneto Albare sino a novembre. La fermentazione e la maturazione del vino che ne ricava avviene in barrique non nuove. Nasce così il S. Stefano.

Il Recioto di Soave Oro è il loro passito, uno tra i migliori che abbia mai assaggiato. Un vino fuori dagli schemi che per due vendemmie consecutive viene giudicato, dalla commissione camerale, non conforme per vista olfatto e gusto alle regole stabilite. Nel frattempo quel Recioto era desiderato e ricercato in Italia e all’estero.  Ma il vino si sa è materia viva e non si può costringere la sua espressione all’interno di  dettami preordinati.

Ho trovato in questa cantina quel raro senso di ospitalità e piacere nell’ascoltare i racconti di Umberto, persona garbata e dai modi signorili. Per rinverdire il ricordo degli assaggi di quel giorno ho stappato alcune bottiglie di Albare e Ronchetto e di quest’ultimo vi voglio raccontare nel prossimo articolo.


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5 Commenti

  1. giancarlo
  2. Luca
  3. Marco
    • Maria Cristina Pugnetti Cristina

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