VINI DELL'ANIMA

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martedì

27

novembre 2012

Tajùt friulano con un legame al Sud Italia

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima

"Tajùt"

Il tajùt (si legge taiùt) è uno dei simboli del Friuli. Se ci si rivolge all’oste chiedendo “un tajùt di neri” (un taglietto di nero) vi sarà servito un bicchiere di vino “nero”.

Non conoscevo l’origine di questo nome, ma l’articolo dello scrittore friulano Amedeo Giacomini intitolato “Mangjant cun done Catine” (mangiando con donna Caterina – si riferisce alla scrittrice  friulana Caterina Percoto vissuta nel XIX secolo) ne ha chiarita la paternità.

"Tajùt "

Sul finire dell’Ottocento olio d’oliva e vino arrivarono in Friuli dal sud Italia, perlopiù dalla Puglia, portati dai “bàcars”. I “bàccari” erano venditori al dettaglio che aprirono le loro botteghe nei centri più popolosi del Friuli per vendere prodotti diversi e soprattutto vino, come la Malvasia. In qualche luogo i bàccari, e qui mi riferisco alle botteghe che assunsero lo stesso nome dei venditori al dettagio, erano chiamate “Malvasie.

Il nome bàcar è dispregiativo e indicava un vinaccio. Se la qualità era scadente, alcol e colore erano generosi. I friulani vennero iniziati a questi vini proprio dai bàcars. Da un boccale pieno sino all’orlo veniva offerto loro qualche sorso sino alla misura segnata sul boccale stesso, ovverosia sino alla prima tacca, “il prin taj”, che corrispondeva a un ottavo della capacità del boccale, la misura del “tajùt”.

Se vi trovate in Friuli, entrate in una qualsiasi osteria o bar e provate a chiedere un tajùt di neri, o di blanc se preferite, il friulano capirà cosa volete. Non berrete però dal boccale, ma da un bicchiere piccolo e panciuto, il tajùt moderno.

  • Un articolo unico

2 Commenti

  1. Marco
    • Maria Cristina Pugnetti Cristina

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