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mercoledì

11

dicembre 2013

Viticoltura sostenibile un progetto friulano per il Friuli Venezia Giulia

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima

Viticoltura sostenibile se ne parla con Giovanni Bigot e Paolo Ianna"

Viticoltura sostenibile, progetti di sostenibilità ambientale se ne sente parlare diffusamente, ma il concetto ancora sfugge. Sempre più spesso le aziende viticole si interrogano “sull’impronta ecologica” del loro operato in campagna: ad esempio, quanta acqua viene consumata per produrre un litro di vino o quanta anidride carbonica viene emessa dal processo di produzione, ma un progetto codificato di viticoltura sostenibile, applicabile in ogni contesto ambientale, e che permetta di produrre un vino di qualità, non esiste ancora e questo è il limite dei tanti progetti esistenti in Italia.

Parlare di viticoltura sostenibile, ha affermato l’agronomo Giovanni Bigot dell’azienda “Perleuve”, durante l’incontro voluto e presentato da Paolo Ianna a Ein Prosit 2013, ha senso se il progetto è strutturato per una realtà specifica. Questa realtà è il Friuli Venezia Giulia e il progetto avviato nel 2012 è stato sviluppato da un gruppo di agronomi, di cui Bigot fa parte, sostenuto dal Consorzio dei Colli Orientali del Friuli. 14 aziende della medesima zona e di dimensioni da 1 ettaro a 50 e più vi hanno aderito. Nel 2013 il numero di aziende è incrementato a 27 spalmato tra Colli Orientali, Collio, Friuli Isonzo, Friuli Annia e Carso per un totale di 600 ettari. Il Progetto può essere riassunto in quattro macro punti:

-territorialità (studio del clima di ciascun sito viticolo e tipo di suolo/sottosuolo, scelta di sostanze attive capaci di contenere le malattie)

-monitoraggio di quel che accade in vigneto

-condivisione e formazione continua

-innovazione nella rilevazione dei dati

Il Friuli ha 1600 mm annui di pioggia e una temperatura media stagionale di 18,2°C quindi una zona che per calore assomiglia alla Valle del Rodano, ma decisamente più piovosa. Questo ha come conseguenza una riserva idrica a cui le radici della vite possono attingere e soprattutto la produzione di vini bianchi unici perché unica è la combinazione caldo-umido. Per i rossi è necessario piantare le viti ove il deflusso dell’acqua è facilitato, come avviene sulle colline friulane di marna e arenaria o nella zona delle Grave.

Come condurre allora il vigneto? Il concetto di sostenibilità è diverso a seconda della situazione in cui ci si trova a operare. Ad esempio se in Puglia nel 2013 sono stati effettuati 3 trattamenti contro peronospora e oidio, in altre regioni d’Italia gli interventi sono stati più che triplicati. L’idea “ingessata” di sostenibilità non funziona bisogna calarsi in ciascun ambiente viticolo.

Il progetto prevede la realizzazione di una zonazione aziendale per individuare le aree più sensibili a una determinata malattia. L’uso di modelli previsionali, ossia formule matematiche che combinano dati meteorologici e fenologici (sviluppo delle foglie) raccolti per ogni sito, tenendo conto di diversi fattori, permette di comprendere quanto è probabile che un evento piovoso possa essere infettante o meno e di realizzare interventi mirati e misurati sulla effettiva necessità. Affinando la tecnica, il numero di trattamenti da effettuare si riduce nonostante l’annata avversa. I dati meteo in Friuli, anche riferiti al singolo vigneto, sono ricostruiti con precisione estremamente elevata, grazie a un potente radar e attraverso l’uso di tecnologie GPS che permettono di acquisire e gestire in forma georeferenziata diverse tipologie di dati in tempo reale.

Essenziale diviene allora il monitoraggio quotidiano in vigneto per verificare se la strategia che è stata pensata per quella realtà e in una determinata stagione va bene, poiché tutte le strategie hanno un punto critico. Solo il viticoltore che conosce le sue vigne potrà fare le scelte opportune per raggiungere un determinato obiettivo, in questo è essenziale la presenza e il supporto del gruppo di agronomi quale guida iniziale.

La formazione continua e la condivisione reciproca tra viticoltori dell’esperienza acquisita, ovvero sapere quando intervenire come fare i trattamenti e in quale entità, permette di adottare strategie nel rispetto della natura.

Due anni di sperimentazioni hanno fatto comprendere che la giusta miscela di prodotti estratti da piante può essere più efficace del rame e alle volte degli stessi prodotti di sintesi contro la peronospora e oidio, ma soprattutto sono state scelte sostanze attive efficaci a ridottissimo tasso tossicologico e a un costo contenuto per ettaro. Nuove  sostanze chiamate fitofortificanti, estratti vegetali di potentilla, aloe, salvia, aquileja, propoli, glutatione, silicio ecc sono state testate e hanno dato risultati soddisfacenti nel prevenire le malattie. I fitoseli, piccoli organismi naturali svolgono un ruolo importantissimo di difesa dalle malattie in quanto si nutrono delle ife di peronospora e oidio. Il vigneto trattato con rame e prodotti di sintesi ha l’effetto di eliminare il 95% di questi preziosi acari naturali. Considerato che l’Unione Europea ha posto il 2017 quale data limite all’uso del rame in agricoltura, un tale progetto diviene interessante per una viticoltura sostenibile. Se poi consideriamo il mercato, sempre più paesi e in particolare quelli del nord Europa dimostrano interesse per i prodotti ottenuti con tecniche rispettose dell’ambiente e una indagine condotta a livello mondiale ci fornisce un dato interessante: il 34% dei consumatori di vino sceglie vini biologici da agricoltura sostenibile!

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