VINI DELL'ANIMA

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martedì

1

luglio 2014

Fermo, metodo classico e sur lie: il durello di Casa Cecchin Renato

Scritto da , nella categoria Cantine da raccontare, Vitigni e vini

"Cantina Cecchin Renato"

 

Sapevo che in tarda primavera avrei trovato cespugli rigogliosi di ginestre in fiore, lassù ad Agugliana, frazione di Montebello Vicentino, dove ha sede la cantina Cecchin Renato, volevo inebriarmi del loro profumo. Questo è uno di quei luoghi in cui, lasciati gli affanni quotidiani, infrattarsi per godere di panorami mozzafiato, di una natura ferace e di silenzio che a me era parso quasi irreale, immobile. L’ultimo tratto prima della Cantina è sterrato, rallentiamo anche perché inizia lo spettacolo, a destra il giallo delle ginestre a sinistra gli ulivi, anch’essi in fiore e tra l’uno e l’altro chiazze di sole dolcissimo. "ginestre nei pressi della Cantina Cecchin Renato"

La cantina Cecchin guarda a sud verso colline più basse e la pianura, circondata dal verde dei vigneti, corbezzoli, lecci, ginepri. Riconosco l’abete bianco (Abies Alba) tipico della montagna e il Tamericio pianta originaria delle zone marine, una ragione di questa convivenza esiste e la risposta è testimoniata dal suolo. Ovunque qui intorno il terreno è vulcanico, basalto e tufo, ricchissimo di minerali: magnesio potassio ferro alluminio….e fossili, ossia carbonato di calcio, perché qui un mare tropicale 50 milioni di anni fa copriva ogni cosa.

"Tamericio"

In questo luogo, ma in molta parte della provincia di Vicenza sino ai Colli Euganei nella provincia di Padova, vive la durella, varietà di vite qui chiamata la “russa” perché resiste alla siccità, alle malattie in genere e ha buccia spessa. Nel 1975, mi racconta l’ingengner Cecchin Renato, è stata messa a dimora la prima vigna di durella, proprio accanto all’azienda e con quell’uva produceva vino fermo. Vino da tavola si leggeva sull’etichetta, ché la Doc sarebbe arrivata solo nel 1987. Da gran estimatore e assaggiatore di champagne, intuì che un’uva così ricca di acidità avrebbe potuto dare splendidi risultati se spumantizzata col sistema della rifermentazione in bottiglia. Nel 1989 uscì il primo metodo classico, il primo nella provincia di Vicenza.

Per il remuage delle bottiglieBrevettò anche un sistema ingegnoso per attuare il remuage di decine di bottiglie contemporaneamente, allo scopo di portare i lieviti verso il collo delle stesse. 7.000 le bottiglie prodotte ogni anno tra spumante metodo classico, vino fermo e passito a base durella in purezza, solo per il primo vino è prevista una piccola percentuale (5-10 %) di pinot nero. 5000 sono invece le bottiglie di vino, tra fermo e passito, prodotto con un’altra varietà, la garganega, tipica del vicentino e veronese.

 

 

 

 

Roberta Cecchin, figlia di Renato che ha ormai le redini dell’azienda, ci invitò a salire nella magnifica terrazza della loro casa; non ci misi molto a capire che l’invito avrebbe voluto dire assaggiare e parecchio, l’idea non mi dispiacque affatto.

"Mandégolo - durello"Mandégolo 2012 il primo vino, 100% durello, introdotto di recente, la prima annata è la 2010. Prodotto col sistema “sur lie”, cioè imbottigliato con un piccolo residuo zuccherino affinché i lieviti trasformandolo conferiscano un leggero frizzante. Giusto di grado e di corpo, fresco e piacevole che a finire la bottiglia è un attimo.

 

 

 

 

 

Il Durello fermo 2012 sollecita le papille olfattive col profumo del mare, agrumi e "Il Durello"fiori, forse proprio la ginestra. La sapidità attenua un po’ la viva acidità. Vino ricco, indispensabile per soppressa e monte veronese.

 

 

 

 

 

"Pietralava"Li ho assaggiati tutti i vini e posso dire di avere ancora nel cuore il Pietralava 2011, durella raccolta tardivamente, verso la fine di ottobre, e lasciata macerare per una notte. In bocca ricorda le forme sinuose di una donna dei quadri del Vecellio, il confronto me lo suggerì l’ingegnere e io concordai. Fresco profumato di salvia e frutti, ha lunghezza e persistenza.

 

 

 

Degli ottimi spumanti degustati, 2010 2008 2007, quest’ultimo non avrebbe sfigurato nel confronto con tanti champagne di zone blasonate. Ricco di sostanza e profumi, carezzevoli le bollicine della carbonica, uno spumante di gran personalità. Mano a mano che procedevano le nostre degustazioni l’atmosfera si era fatta sempre più festosa, e si beveva e si mangiava e si accettavano sfide su quale aroma di erbe o fiori o frutti andavano manifestandosi in questa o quella bottiglia di spumante. Anche queste, inutile dirlo,  han visto il fondo.

 

"Montebello durello passito"Al termine i passiti, il Montebello durello 2009 e le Ginestre 2008, recioto di Gambellara fatto con garganega. Di entrambi posso dire che li bevi senza stancartene e che vorrei riassaggiarli affiancati da qualche proposta culinaria, così per godere ancor di più della magia del vino e di quelle esperienze dei sensi che ti fan dire che vivere è bello!

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