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domenica

2

novembre 2014

Pier Paolo Pasolini e “Un rap di ùa – Un grappolo d’uva”

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima, Poeti e poesie

"Pier Paolo Pasolini e Un rap di ùa"

“Parlare friulano vuol dire parlare latino – fevelà Furlan a vuel disi fevelà Latin” scrissè così Pier Paolo Pasolini della lingua friulana, una lingua che egli considerava “particolarmente adatta alla poesia perché non ancora consunta come l’italiano e il francese…”.

Non si parlava friulano in casa Pasolini ché il padre Carlo Alberto seguiva la dottrina fascista che come è noto disprezzava i dialetti. L’italiano era la lingua utilizzata! Per Pasolini il friulano può essere definito “lingua materna” unicamente perché la madre, Susanna Colussi, era friulana di nascita , di Casarsa della Delizia (paesino in provincia di Pordenone) non perché se ne servisse per comunicare col figlio. Pier Paolo Pasolini apprese la lingua friulana durante le vacanze estive che trascorreva a Casarsa “giocando a calcio, nuotando nel Tagliamento e ballando nelle sagre paesane con i suoi amici…”. Ma ci fu un momento in cui egli scoprì il friulano come <<lingua pura di poesia>>. È lo stesso poeta a scriverlo.

<<In una mattinata dell’estate 1941 – scrisse in “Empirismo eretico” – io stavo sul poggiolo esterno di legno della casa di mia madre. Il sole dolce e forte del Friuli batteva su tutto quel caro materiale rustico (…) io, su quel poggiolo, o stavo disegnando (con dell’inchiostro verde, o col tubetto dell’ocra dei colori a olio su cellophane), oppure scrivevo versi. Quando risuonò la parola ROSADA. (…)>>.

E scrisse subito dei versi, in quella parlata friulana della destra Tagliamento, che fino a quel momento <<non era mai stata scritta. Era stata sempre e soltanto un suono>>.

Tra le poesie di Pier Paolo Pasolini, di cui oggi 2 novembre 2014 ricorre il 39° anniversario della sua tragica morte, ce n’è una dal titolo “Un rap di ùa” di commovente bellezza, ma anche disperazione e dolore! La ripropongo qui in lingua originale e tradotta in lingua italiana.

Un rap di ùa

Mi soj insumiàt di mangià ùa,

un grignèl par volta,

da un rap vedulìn e plomp.

Dut il distín di un omp,

lis disgrassiís,

ta chè fres’cia  ùa pena ciolta

e vecia coma il mond.

 

Tal sun, i soj jo ch’i la mangi,

cun chista bocia

ch’a rit, puareta, disperada

ulì, ingianada

dal scur sun,

parsè che, ridínt, a ghi tocia

mastià chè ùa impestada.

 

Jo i la sclissi cui dinc’ als

parsè che co al mòur

o al mangia un al si vergogna:

coma s’i ves la rogna

i inglutís

chei grignej fis tal luzòur

che sui muars al si poign.

 

Un grappolo d’uva

Mi sono sognato di mangiare uva, un grano alla volta, da

un grappolo verdolino e fradicio. Tutto il destino di un

uomo, le disgrazie, in quella fresca uva appena colta e

vecchia come il mondo.

Nel sogno, sono io che la mangio, con questa bocca che

ride, poverina, disperata, perché ingannata dal buio sogno,

deve masticare ridendo quell’uva impestata.

Io la schiaccio coi denti alti, perché quando muore, o

mangia, uno si vergogna: come se avessi la scabbia, inghiotto

quei granelli fissi nel chiarore che cade sui morti.

 

PS: L’immagine di Pier Paolo Pasolini è tratta dal libro  “1942 L’anno delle Poesie a Casarsa” di Gianfranco Ellero e Giancarlo Pauletto, Udine – Centro Friulano Arti Plastiche, 2002. L’autore della stessa è l’artista friulano Franco Dugo, Ritratto di Pasolini, puntasecca, cm. 50×40, 1995

2 Commenti

  1. Maria Cristina Pugnetti Cristina
  2. silvia

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