VINI DELL'ANIMA

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giovedì

12

marzo 2015

Bardolino Chiaretto aggraziato e gentile!

Scritto da , nella categoria Le degustazioni, Notizie e approfondimenti di Vinidellanima

Bardolino Chiaretto, tramonto a Lazise

Il cuore pulsante di Lazise è il suo porto, piccolo e graziosissimo. Vi si affacciano da un lato la Dogana Veneta, al lato opposto un pullulare di bar e ristoranti che appena la stagione lo permette s’affollano d’avventori e vacanzieri, e proprio  con lo sguardo volto al lago di Garda il palazzo del Comune. Quando il sole è al tramonto e la giornata tersa il lago si trasforma in una tavolozza di colori sorprendenti che muta mano a mano che la luce si fa più incerta. Dal giallo dorato all’ocra al rosa al viola al blu, spesso mescolati a formare un colore indefinito.

A Lazise mi sono recata per l’Anteprima del Bardolino Chiaretto 2014, il vino rosato gardesano presentato al pubblico insieme al rosato del Salento medesima annata e al Bardolino 2014. Anche il Chiaretto ha un ventaglio di colori che ben predispone all’indagine organolettica, l’impressione è che i rosati italiani stanno acquistando sempre più l’attenzione che meritano, ma non è sempre stato così. Per diversi lustri, dagli anni ’60 in poi, non godevano di buona reputazione. La sempre più raffinata tecnologia utilizzata in cantina, l’uso dell’acciaio e il controllo della temperatura per la vinificazione, ha contribuito alla diffusione di vini leggeri, alle volte sin troppo da privarli di personalità. Il mercato richiedeva vini meno impegnativi rispetto al vino rosso, soprattutto se il consumo avveniva durante pranzi veloci e il rosé calzava perfettamente questa percezione di vino “poco impegnativo”. Le uve per produrlo spesso provenivano da vigneti che godevano di esposizioni meno assolate o ancora troppo giovani per ottenere un buon vino rosso.

La scelta della materia prima inibiva alla tipologia qualsiasi possibilità d’essere accolta come parte della cultura della varietà. In questo panorama c’era chi credeva profondamente nel vino rosato e nelle sue potenzialità, soprattutto in quelle zone d’Italia che per motivi climatici e per la vocazione di alcuni vitigni producono rosati di grande spessore qualitativo. Una di queste zone è quella del lago di Garda, un vero e proprio anfiteatro morenico racchiuso tra il fiume Adige, la sponda veronese del lago, e il corso del Mincio a fare da confine occidentale all’area, denominata Bardolino. Qui si produce il Chiaretto oltre al ben noto vino rosso Bardolino. Le uve per entrambi i vini sono la corvina, il corvinone, la rondinella e la molinara.

L’annata 2014 presentata a Lazise lo scorso 8 marzo è stata definita “Rosé Revolution” per via di uno stile produttivo diverso rispetto al passato. Una rivoluzione suggerita dal Consorzio di Tutela del Bardolino in seguito all’anomalo andamento climatico dell’annata, più nordica che mediterranea. Il poco calore dell’estate ha dato gradazioni zuccherine contenute a favore di una acidità più marcata. Anche la maturità antocianica ne ha risentito e i colori dei vini sono delicati: dal rosa cipria, al corallo al leggermente ramato, del resto il Chiaretto 2014 è frutto di macerazioni brevissime, anche solo qualche ora, difficile quindi riuscire a tirar fuori sostanze coloranti e un ventaglio odoroso completo. Il naso è sottolineato da note fermentative, alle volte condizionanti, ma anche espressioni floreali discrete, erbe aromatiche rinfrescanti e qualche nota più verde. Tra i riconoscimenti fruttati spicca la ciliegia croccante o carnosa, agrumi e frutta tropicale come il litchi.

La gran parte dei campioni assaggiati ha evidenziato anche una sapidità preziosa che àncora il vino alla lingua. L’espressione alcolica quasi sempre contenuta, sottile la tannicità che alimenta la resistenza del sapore. Non sempre il liquido è riuscito ad avere slancio per conquistare la parte finale della bocca. La sensazione gusto-olfattiva, nei vini migliori, è netta e dà ristoro grazie alla buona prova dell’acidità e al succulento retrogusto amarognolo.

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