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martedì

28

aprile 2015

Verduzzo friulano non solo a Ramandolo

Scritto da , nella categoria Vitigni e vini

"Verduzzo friulano localmente chiamato di Ramandolo"

È in una zona eletta del Friuli che a partire dalla chiesetta del paese di Ramandolo in un saliscendi di quota sino a raggiungere gli ameni colli di Tarcento e la località di Sedilis, e di qui verso est per congiungersi con il luogo votivo che si alleva il verduzzo friulano, localmente chiamato Ramandolo, nome anche dell’omonimo vino. Unico esempio in Friuli in cui il liquido porta il nome del toponimo, ossia del luogo d’origine come testimone delle peculiarità di quell’area geografica.

Dominato dall’altopiano carsico della Bernadia, il paesino di Ramandolo, frazione di Nimis (siamo in provincia di Udine), è riparato dai freddi venti di tramontana, e allo stesso tempo questa massiccia presenza riflette il calore del sole e mantiene la temperatura lievemente più alta rispetto ai paesi vicini. Le favorevoli esposizioni a sud, le altitudini che variano dai 250 metri s.l.m. di Torlano, ai 369 di Ramandolo e ai 448 di Sedilis, i terreni formati da marne eoceniche povere di sostanze nutritive e arenaria, un’ escursione termica pre vendemmiale che crea un microclima favorevole alla formazione e alla custodia di delicati aromi sono le premesse per ottenere vini di qualità.

Verduzzo friulano - vigneti

Verduzzo friulano non solo a Ramandolo

Altri luoghi dei colli orientali evidenziano produzioni qualitativamente significative seppur non riportano in etichetta il marchio Ramandolo. In entrambi i casi il verduzzo friulano viene raccolto un po’ tardivamente quando nel frutto già si concentrano le sostanze per poi rimanere nei fruttai ad appassire, finché i grappoli non hanno raggiunto un raffinato equilibrio tra sostanze dense ed estrattive, acidità e aromi dell’uva. Di color oro ambra sempre più intenso col trascorrere del tempo, le migliori versioni esprimono ampiezza e varietà odorosa. La bocca moderatamente dolce o dolce si contrappone ad una piacevole sensazione fresco tannica.

Se escludiamo la zona del Carso triestino e goriziano ed il Collio friulano, in tutte le altre aree a denominazione del Friuli, dalle Grave al mare, si coltiva verduzzo friulano, che viene vinificato normalmente secco, quindi privo di qualsiasi scia dolce.

In gioventù ha il colore della paglia con bagliori verdognoli, profumo vivace e fruttato. Il sapore è asciutto, fresco, alle volte strutturato con quel carattere tannico che eredita dalla buccia.

Cenni storici e qualche curiosità

Il verduzzo fa la sua comparsa per la prima volta nel 1823 in uno scritto del Di Maniago, il riferimento è al vitigno non al vino. L’autore oltre ad una breve descrizione ampelografica sottolinea la sua diffusione nella sola pianura friulana.

Quarant’anni più tardi la Commissione che esaminò e saggiò le uve presenti all’esposizione ampelografica del 1863, a Udine, raccomandava la diffusione del verduzzo per l’abbondante e costante produzione, per la scarsa sensibilità all’Oidio, la crittogama che aveva fatto la sua comparsa verso il 1850, e per l’ottimo vino che se ne ricavava soprattutto quando le viti godevano delle migliori esposizioni.

Dalla relazione della commissione d’assaggio si evincono alcuni dati interessanti. Il verduzzo era coltivato sui colli di Rosazzo, Brazzacco, di qua e di là del Tagliamento, nell’Alta e nella Bassa pianura friulana. Entrava come varietà principale per produrre il Ramandolo insieme al cividino (cividìn), uva a bacca bianca ritenuta deliziosa e profumata e diffusa già agli inizi dell’800 sia in pianura che in collina.

Nel 1850 l’Oidio cancellò dal patrimonio ampelografico molte varietà, cosicché il cividino divenne solo un ricordo. Da allora il Ramandolo fu prodotto con sola uva verduzzo, che conobbe una maggiore diffusione nell’area che oggi conosciamo come Colli Orientali del Friuli.

Verduzzo friulano - vigneti a Ramandolo

Ce ne sono almeno due varietà

Nell’800 di verduzzo se ne conoscevano almeno due varietà. Quella verde e quella gialla, quest’ultima impiegata per produrre il Ramandolo. Gli autori della monumentale quanto preziosa opera “La Vite nella storia e nella cultura del Friuli” (Enos Costantini, Claudio Mattaloni, Carlo Petrussi, 2007) confermano questa compresenza e asseriscono che la distinzione tra le due varietà, da un punto di vista ampelografico, è legata ai germogli di colore vinoso in quella gialla, che mantiene sino al termine della fioritura. Poi le piccole sfere assumono la tipica colorazione verde. La sfumatura ambrata del grappolo maturo di verduzzo friulano è il risultato non della genetica, ma di “una buona interazione tra agro-tecnica e territorio”. Infine sono i terreni fertili  a determinare la forma compatta o semi-compatta del grappolo, mentre quelli poveri lo evidenziano spargolo o tendenzialmente spargolo.

Per i più curiosi

Il nome Ramandolo o Romandolo, in lingua friulana Ramàndul o Romàndul, non vuol dire “ramo di mandorlo” come qualcuno avrebbe avanzato.  Cornelio Cesare Desinan, studioso e esperto di toponomastica, afferma che Romandulus, diminutivo di Romandus, vuol dire “romanzo”, cioè “neolatino”…insomma “friulano”.

Inoltre, il nome Bernadia, il monte che domina il paese di Ramandolo, deriverebbe dal verbo hibernare, cioè svernare!

 

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