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martedì

21

giugno 2016

A chi servono le doc? Proficuo confronto al convegno per la 10^ edizione di Mare e Vitovska

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima

Mare e Vitovska

Dieci anni fa parlare di Vitovska e immaginarne il successo attuale era probabilmente un’utopia per molti. Ma i viticoltori carsolini interpreti sapienti del loro territorio hanno scommesso su di esso e i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti. La decima edizione di Mare Morje Vitovska, tenutasi al castello di Duino, si è aperta col convegno “Carso e marchi di qualità. A chi servono le Doc?”. Tema caldo nella regione Friuli Venezia Giulia, come scritto nel sottotitolo, che poteva far pensare a scambi accesi, invece il dibattito s’è dimostrato da subito ricco di spunti e riflessioni grazie agli interventi degli autorevoli ospiti del panorama enogastronomico italiano, e al proficuo confronto tra l’Associazione dei Viticoltori del Carso/Kras e l’assessore regionale alle Politiche agricole Cristiano Shaurli.

I viticoltori, attraverso il loro presidente Matej Skerlj, hanno espresso delusione per la mancata risposta della regione alle richieste avanzate a suo tempo con la firma del protocollo sul Prosecco, che prevedevano un sostegno finanziario a tutela del territorio, l’eliminazione di vincoli paesaggistici e forestali,  la concessione di una maggiore quantità di terra da coltivare e di lasciare il Carso fuori dalla Doc regionale Fvg. Pronta la risposta dell’assessore che ha precisato che la Doc non ha carattere obbligatorio, i produttori sono liberi di mantenere la Doc Carso per i loro vini, ma al contempo rappresenta un’opportunità per tutte le altre denominazioni che non hanno la stessa forte identità territoriale del Carso. Per la fine del mese di giugno, ha aggiunto, è previsto l’incontro col ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina al fine di siglare impegni concreti rispetto alle richieste, si è parlato di valorizzazione e messa in sicurezza del costone carsico, dei territori ex demaniali e militari affinché tornino ad essere zone naturali e agricole, dell’eliminazione del vincolo idrogeologico con pendenze fino al 30% e convertire le aree a vigneto.

Ma a chi servono le Doc o a cosa servono? La risposta non è facile, certo è che a iniziare dagli anni ’60 in Italia sono state istituite le prime denominazioni che altro non sono se non classificazioni basate sul principio topografico. Nella sostanza dovevano e dovrebbero essere un aiuto al consumatore per individuare i vini di qualità e comprendere il linguaggio delle etichette, nonché una strategia di difesa dalla competizione lanciata dai produttori vitivinicoli del Nuovo Mondo o a proteggere i nomi da un uso truffaldino (emblematico il caso del Chianti, il toponimo vittima di falsificazioni mondiali).

Mare e Vitovska

Ma la funzione principale, ovvero quella di fornire al consumatore una garanzia di qualità in virtù della posizione occupata dai vini nelle diverse categorie, è sostanzialmente fallita. “Le doc così come sono concepite non hanno mai contribuito a far chiarezza al consumatore” ha affermato il giornalista Luciano Pignataro. In Italia un vino da tavola può costare più di un vino docg, che nella scala gerarchica di qualità occupa un posto decisamente più elevato. Ma può anche accadere che vini appartenenti alla medesima docg abbiano prezzi di vendita profondamente diversi. Secondo Pignataro le denominazioni d’origine devono essere garanzia della specializzazione di un’area territoriale, cioè questa deve essere riconoscibile attraverso le sue specificità e peculiarità.

Che cosa succederà se dal Ttip cioè dal trattato sul libero scambio tra Stati Uniti e Unione europea deriverà l’abolizione delle denominazioni d’origine? Perché è questo che sta chiedendo l’America, ha sottolineato Davide Paolini, giornalista del Sole24Ore. Di fronte a un mondo sempre più globalizzato anziché creare Doc o Igt, due sono gli elementi affinché un territorio sia riconoscibile e conquisti il successo: la narrazione di quel territorio e una leadership attenta al suo valore da salvaguardare e sviluppare.

Lorenzo Berlendis, vice presidente nazionale Slow Food, ha affermanto che le Doc sono un utile contrassegno per poter penetrare i mercati esteri anche se nessuna denominazione può riassumere la complessità di un territorio e l’abilità dei vignaioli nell’interpretarlo.

Sta di fatto che una terra così bella merita attenzione e supporto concreto anche da parte della leadership politica per salvaguardare e sviluppare ulteriormente un territorio che ha dimostrato di saper guardare lontano conquistando successi importanti a livello nazionale e internazionale.

Mare e vitovska

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