VINI DELL'ANIMA

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martedì

13

settembre 2016

Il Tocai non è morto!

Scritto da , nella categoria Vitigni e vini

tocai friulano

Pubblico con piacere l’articolo “Il Tocai non è morto!”  a firma dello storico friulano Prof. Gianfranco Ellero perché riporta alla memoria un fatto che risale a qualche anno fa, quando il nome Tocai friulano fu abortito dall’Unione Europea, ma lo stesso è risorto altrove! Buona lettura ché la chiosa finale è davvero interessante!

Sera del 3 d’agosto a Hirtzbach, pochi chilometri da Mulhouse, ospite di Edith e Gérard, amici carissimi. A cena, mi dicono, ci sarà una sorpresa.

Trovandomi in Francia, penso a uno Champagne, a un vino d’annata del Medoc, a qualche Château.

No, Gérard risale dalla cantina con una bottiglia di Tocai Friulano, e io penso a uno scherzo. Ma leggendo attentamente la retroetichetta (dettagliatissima, che dovrebbe essere presa a modello anche in Friuli), scopro che si tratta di autentico Tocai Friulano del 2014, ottenuto da viti allevate lungo il fiume Hudson, a mezza strada fra Albany e New York City, prodotto e imbottigliano dalla Millbrook Winery Incorporation.

Ripresomi dalla sorpresa, esclamo: Evviva, il vino nazionale friulano, ucciso a Bruxelles per decisione europea e per insipienza italiana, è risorto: negli Stati Uniti d’America!

La grande notizia riempirà di gioia tutti coloro che continuano a chiamarlo Tocai ignorando il pseudonimo Friulano, ma ricolma di soddisfazione chi, come lo scrivente, “vox clamans in deserto”, da altre pagine ingaggiò una vera battaglia per salvare il nome originale del vino, che era, ed è, uno dei simboli della friulanità.

Prima di procedere, brevemente, gli antefatti.

Sul principio degli anni Novanta, se ben si ricorda, inizia a circolare la voce che l’Ungheria non vuole la concorrenza del Friuli e dell’Alsazia per il suo Tocai.

La cosa sembra inverosimile perché il Tocai ungherese è dolce, da dessert come si suol dire, mentre il  tocai friulanonostro è piuttosto secco, da pasto, e nella mia Bassa circumlagunare addirittura salato. Tutti sono convinti che il Tocai friulano sia al riparo da sorprese, anche perché documentato come vitigno autoctono da molti secoli (fin dal Duecento, quando era Patriarca Bertoldo di Andechs, si legge nell’Aquileia’s Patriarchengräber, scrissi su Il Gazzettino del 29 gennaio 2005), ma non si tiene conto che i partiti italiani inviano al Consiglio d’Europa uomini di Serie B o C, che nulla sanno e vogliono sapere del Tocai e di altri problemi italiani: tanto poi sarà facile giustificarsi, in Italia, dicendo: “colpa dell’Europa”! Si arrivò così ad accettare passivamente la decisione europea, che imponeva il cambio del nome.

Il sottoscritto propose di chiamarlo “Blanc”, bellissimo monosillabo autoctono, identico al francese, comprensibile per gli spagnoli, in linea, oltre tutto, con la tradizione regionale che contemplava, nelle osterie il “blanc” o il “neri”, e il “blanc”, salvo diversa specificazione, era il Tocai.

Sulla denominazione intervenne anche Riccardo Illy, Presidente della Giunta regionale (si veda l’articolo “Illy ha ragione. Il Tocai chiamiamolo Blanc furlan”, Il Gazzettino 13 maggio 2006), ma i nostri illuminati produttori, convinti che gli affari si fanno soltanto in lingua italiana e invogliati dai milioni (qualcuno disse quindici) stanziati dal Ministero per il lancio della nuova denominazione, preferirono chiamarlo Friulano, orribile quadrisillabo etnico incomprensibile oltre le Alpi. (Gli alsaziani, che vennero a trovarsi nella stessa situazione, battezzarono Pinot gris il loro Tocai, non Alsacien!).

L’uso del friulano (lingua) apparve utile anche nel vicino Veneto, dove fu scelto il bellissimo Tai (si veda “E bravi i Veneti, ancora una volta dobbiamo imparare”, Il Gazzettino 4 aprile 2007).

Era, o doveva essere, anche evidente che le disposizioni della Comunità Europea non possono essere imposte in Africa, in Australia, nelle Americhe, e allora non c’è da meravigliarsi se qualcuno, al di là dell’Atlantico, ha pensato di ottenere vino dalle viti di Tocai, e lo pone in vendita con il nome di Tocai Friulano.

I nostri produttori rimarranno tranquilli, al massimo incuriositi, per questa notizia, perché si tratta di un Tocai americano, e quindi lontano dall’Italia e dall’Europa. Ma se si dovesse arrivare a un accordo (trattative in corso) per includere in un unico mercato la Comunità Europea e gli Stati Uniti d’America, dovrebbero pensare a difendere il loro Friulano dal Tocai Friulano!

PS: l’articolo è stato pubblicato su La Vita Cattolica il 7 settembre 2016

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