VINI DELL'ANIMA

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martedì

25

ottobre 2016

Ma la pubblicità serve al vino?

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima

Ma la pubblicità serve al vino?

Un noto slogan recita: “la pubblicità è l’anima del commercio!”, cioè la pubblicità se ben congeniata può migliorare la performance di mercato di un’impresa. Se consideriamo il prodotto vino la pubblicità è funzionale allo scopo?

  • Anzitutto il vino non è un prodotto standard, potremmo dire che è atipico per sua natura (almeno di un intervento volto a ottenere un prodotto con caratteristiche costanti e riconoscibili), mentre la pubblicità descrive o esalta prodotti standard, la migliore qualità dei quali è proprio la fedeltà allo standard medesimo!
  • Il vino pubblicizzato, ad esempio il Tavernello, deve essere fedele a se stesso. Ma si tratta di una fedeltà non naturale, ottenuta industrialmente, cioè alterando il prodotto naturale, o meglio personale. La distribuzione di massa richiede che il livello qualitativo del vino sia mantenuto costante nel tempo. Insomma, il vino deve essere a suo modo una Coca Cola. E come la Coca Cola deve essere prodotto in quantità tale da garantire il flusso continuo nei canali di distribuzione.

  • Difficile e poco produttivo, nel caso del vino, è anche la pubblicità della marca o brand. Molto efficace invece nel campo delle automobili, dove prima viene la marca (ad esempio Ferrari) e poi il modello (ad esempio 488 spider) di cui si parla.
  • Quindi al di fuori delle produzioni in cui il prodotto enoico è concepito in modo da avere una qualità standard, la migliore pubblicità al vino, quello evidentemente di qualità superiore, si fa con l’etichetta e la retro etichetta e con il classico ma sempre efficace passa parola. Lo hanno ben capito i francesi, ma anche gli americani che producono il Tocai friulano! Larry Turley dell’omonima azienda californiana, famosa per i suoi vini Zinfandel ottenuti da vigne di 130 anni, ha costruito la sua azienda e prodotto i suoi vini investendo molto poco in comunicazione e pubblicità, perché secondo Turley “la superiorità di un prodotto fatto ad arte è di per sé comunicazione”.

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