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venerdì

10

marzo 2017

Errori intorno al FRIULI enoico

Scritto da , nella categoria Notizie e approfondimenti di Vinidellanima

Errori intorno al Friuli enoico

Molte sono le pubblicazioni che parlano del Friuli enoico, ma non sempre ciò che si legge è corretto. Il vino è spesso confuso col vitigno. Enos Costantini ha scritto un interessante articolo in merito, dal titolo: “Bufulis… sflocijs e falopis sul mangjâ e sui vjns furlans” (la traduzione suona così: Panzane… frottole e fandonie sul mangiare e sui vini friulani). (1)

Chiarire un po’ di cose a beneficio di tutti e, in particolar modo, di chi scrive di vini e vitigni del Friuli Venezia Giulia è l’obiettivo di questo post. Una sorta di guida per punti affinché di Ribolla, di Picolìt, di Terrano e di Malvasia si scriva senza cadere ne lis bufulis!

Ribolla

  • Nessun vitigno  chiamato ribolla si  trova negli scritti del Medioevo, ma solo un vino che si otteneva da una mescolanza di uve diverse.
  • Il documento più antico (che si conosca sino ad oggi, poi tutto può accadere) in cui si nomina il vino ribolla è contenuto negli Statuti di Treviso del 1207 e si parla di vinum navigatum, vale a dire vino importato.

  • Il riferimento al vitigno si riscontra per la prima volta in uno scritto del ‘700 (Rebulla tra lis uvarum species del Gurizan – Musnig 1781 – 105). Come detto più sopra, la ribolla era un vino fatto con uve diverse, oggi diremmo un uvaggio. In questo vi entrava sicuramente anche la ribolla gialla. Dopo la seconda guerra mondiale qualcuno deve essersi accorto che quest’ultima era qualitativamente la migliore del mazzo e ha iniziato ad utilizzarla da sola per produrre il vino. Se fino a pochi decenni fa la ribolla gialla era un vino dolce, solo in parte fermentato, che i friulani accompagnavano alle castagne, oggi è molto apprezzato come vino secco e come vino spumante.
  • È dal nome del vino ribolla che è derivato il nome del vitigno, non l’opposto. È accaduto lo stesso per il Tocai, la Malvasia ecc ecc.
  • La ribolla gialla, la ribolla verde e la ribolla nera non sono tre cloni differenti bensì tre varietà, tre qualità di vite. Lo affermano anche gli esperti: (Ribolla gialla is distinct  from the almost extinct Ribolla verde and is not a colour mutation of Ribolla nera – Robinson et altri 2012, 885).

Picolìt

  • Il 14 novembre 2014 su Il Gazzettino è uscito un articolo dal titolo: Il re dei vini è veneto, non friulano: ecco l’origine coneglianese del Picolìt”. L’autore fa riferimento a un unico documento, datato 1786, e afferma l’origine veneta del vino. Che in quel tempo il Picolìt si coltivasse anche a Conegliano è certo, ma il vino Picolìt è documentato la prima volta in Friuli, e non altrove, nel 1682 e la vite si trova menzionata nel 1699 a Buttrio , non a Conegliano.

Terrano

  • Il Terrano è il noto vino del Carso. Un tempo il termine “terrano” indicava il  vino “nostrano”, vino di questa terra, quindi non importato. La parola è veneta (si trova anche nel Dizionario del dialetto veneziano , Boerio 1856 – 794), infatti la radice di terrano è il veneto tera.

Malvasia

  • Anche la Malvasia non si sottrae alla stessa leggenda, si confonde il vino col vitigno! Nel XIV secolo in Friuli si trovava la Malvasia, ma si trattava di vino navigato, cioè importato dal Levante dalle navi veneziane.
  • In Istria una vite chiamata Malvasia è documentata solo sul finire dell’800. È da sottolineare che in giro per l’Italia si trovano molte Malvasia, bianche o nere, aromatiche o meno, dolci o secche. C’è un legame di parentela tra di loro? Alle volte si, la maggior parte no! In Istria hanno chiamato Malvasia il vino prodotto con le uve bianche locali, un fatto del tutto naturale, perché la Malvasia era un vino famoso e richiesto. I vecchi viticoltori istriani testimoniano che nei loro vigneti c’erano diverse uve con questo nome, poi si è continuato ad allevare quella la cui qualità era migliore: l’attuale Malvasia istriana o Malvazija istarska.
  • Non è noto da dove sia giunta la Malvasia istriana in Friuli e in Istria. Nota è invece la sua parentela, abbastanza stretta, con la Malvasia delle Lipari, la Malvasia toscana e la Malvasia nera di Brindisi (Robinson et altri 2012 – 386). Il che può far presumere che provenga dal sud Italia!
  • Un’ultima cosa! Peccato che i friulani abbiano rinunciato a chiamare questo vino Malvasia friulana o Malvasia dai roncs come la si chiamava sino all’ultima guerra!

(1) Enos Costantini “Bufulis… sflocijs e falopis sul mangjâ e sui vjns furlans”, <<Sot la Nape>>, 2014, 3-4, pag. 63-74

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