VINI DELL'ANIMA

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sabato

12

maggio 2018

Prosecco Rosé? Un bel No secco della FIVI di Treviso

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Vini dell’Anima ospita con piacere il comunicato stampa dei Vignaioli Indipendenti Trevigiani FIVI che affermano un NO secco all’ipotesi di un “Prosecco Rosé”.Prosecco Rosé oh poveri noi!

La delegazione Vignaioli Indipendenti Trevigiani FIVI si dissocia dall’ipotesi formulata dal Presidente del Prosecco Doc Stefano Zanette, di introdurre il “Prosecco Rosé” nel disciplinare di produzione del Prosecco DOC.

La delegazione Vignaioli Indipendenti Trevigiani FIVI, prende le distanze dalle dichiarazioni del Presidente del Consorzio Prosecco Doc Stefano Zanette, nel momento in cui si rende possibilista in merito a l’introduzione della tipologia “Prosecco Rosé” nel disciplinare di produzione del Prosecco Doc. Secondo quanto dichiarato da Zanette si apprenderebbe la volontà di dar vita ad una linea “Premium” in cui possa essere utilizzato il Pinot Nero anche se vinificato in rosso, in deroga quindi al principio in cui veniva permesso, nella misura massima del 15%, se vinificato in bianco. Premesso che, la decisione è stata presa in maniera unilaterale senza richiesta di confronto le realtà locali impegnate nella produzione e nella comunicazione del Prosecco, la delegazione dei Vignaioli Indipendenti Trevigiani FIVI non intende assolutamente avallare questa ipotesi per i motivi che seguono:

1) Il concetto di qualità “Premium”, suggerita da Zanette, viene già espresso dai vignaioli da sempre con l’utilizzo della Glera e con una viticoltura accorta;

2) L’idea che sia necessario il Pinot Nero come migliorativo dequalifica, non solo l’identità della Glera, ma anche quella dei vitigni autoctoni a bacca rossa già esistenti nel territorio;

3) Prevedendo una tipologia “Prosecco Rosé” si andrebbe a rendere ancor più generalista l’idea del Prosecco diluendo ogni concetto legato a tradizione e cultura di un luogo;

4) Con l’introduzione del “Prosecco Rosé” viene cancellato ogni politica di valorizzazione del territorio portata avanti con fatica negli anni;

La delegazione FIVI Vignaioli Indipendenti Trevigiani

giovedì

1

giugno 2017

La Ribolla gialla fa gola ai produttori siciliani

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La Ribolla gialla fa gola ai produttori siciliani

 

In Sicilia si stanno piantando barbatelle di Ribolla gialla, questo almeno da indiscrezioni, ma tanto è bastato ad allarmare il settore vitivinicolo friulano di fronte a un possibile scippo di uno dei vitigni simbolo del Friuli Venezia Giulia, soprattutto dopo il caso Tocai del 2007.

Il Ribolla gialla oggi può essere prodotto solo in questa terra fermo e spumantizzato sotto le Doc Friuli Colli Orientali e Collio e, nella sola versione spumante, in tutta la regione,con la Doc Friuli o Friuli Venezia Giulia, di recente introduzione. La politica, seppur stemperando le forse ora eccessive preoccupazioni, sta studiando due possibili soluzioni: aggiungere una menzione tradizionale al nome del vitigno, ad esempio Ribolla gialla friulana o Ribolla gialla del Friuli Venezia Giulia, per una tutela rispetto al resto d’Italia e la realizzazione di una Dop transfrontaliera con Slovenia e Croazia per una protezione a livello internazionale. Un’ipotesi non esclude l’altra ha affermato l’assessore all’agricoltura Cristiano Shaurli, anzi la UE potrebbe vedere di buon occhio una denominazione unica per i tre stati perché espressione di unità europea.

Al vaglio del Ministero c’è anche la modifica dell’Igt, per cui la Ribolla gialla potrebbe essere prodotta come Igt Venezia Giulia e non Igt Delle Venezie. Insomma,  a quanto pare nessuno vuole un caso Tocai bis, caso che non solo ha lasciato un segno indelebile, ha insegnato a chi governa che ipotizzare possibili scenari futuri è doveroso a salvaguardia di un patrimonio vitivinicolo che ha in Friuli la sua culla natia.

Tutto ciò può bastare? A mio avviso no! Per la Ribolla gialla, così come per gli altri vini della regione, dovrebbe essere studiato un piano di marketing e comunicazione per la sua promozione. Ma ancor prima, per incrementare la consapevolezza nel consumatore (si chiama awareness) rispetto a questo vino. Le istituzioni lo sanno che esistono strumenti potentissimi ed efficaci, se utilizzati correttamente, come i social network? Se i contenuti sono studiati ad hoc, rispondono a una domanda di informazione, utili per il consumatore, ma anche divertenti e coinvolgenti possono raggiungere un pubblico sempre più ampio!

giovedì

13

aprile 2017

Vino online, quante sorprese dai dati sugli acquisti di vino!

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vino online: quanti sorprese dai dati sugli acquisti di vino

Su un panel di 50.000 consumatori si basa la ricerca presentata da Tannico all’ultimo Vinitaly, che risponde ad alcune domande interessanti sugli acquisti di vino online. Cosa bevono gli italiani? C’è differenza tra uomini e donne? I millennial che tipo di  acquisti fanno? Punteggi e valutazione di guide di settore e opinion leader possono influenzare le vendite? Tecnologia e segni zodiacali: sono indicatori delle preferenze degli utenti?

Le regioni che spendono di più in Italia

Sono Lombardia e Abruzzo a contendersi il primato di high spender in Italia, 11 euro il prezzo medio a bottiglia. Seguono il Veneto con 9,5 euro, la Sicilia 8 euro e il Molise 6,5 euro. Curioso il dato su Gallarate, piccolo centro in provincia di Varese, dove si spendono in media 17 euro per una bottiglia di vino. Nella capitale meneghina si spendono (in media) 10 euro, a Roma 9 euro.

I neofiti del vino si fidano delle grandi marche

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venerdì

10

marzo 2017

Errori intorno al FRIULI enoico

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Errori intorno al Friuli enoico

Molte sono le pubblicazioni che parlano del Friuli enoico, ma non sempre ciò che si legge è corretto. Il vino è spesso confuso col vitigno. Enos Costantini ha scritto un interessante articolo in merito, dal titolo: “Bufulis… sflocijs e falopis sul mangjâ e sui vjns furlans” (la traduzione suona così: Panzane… frottole e fandonie sul mangiare e sui vini friulani). (1)

Chiarire un po’ di cose a beneficio di tutti e, in particolar modo, di chi scrive di vini e vitigni del Friuli Venezia Giulia è l’obiettivo di questo post. Una sorta di guida per punti affinché di Ribolla, di Picolìt, di Terrano e di Malvasia si scriva senza cadere ne lis bufulis!

Ribolla

  • Nessun vitigno  chiamato ribolla si  trova negli scritti del Medioevo, ma solo un vino che si otteneva da una mescolanza di uve diverse.
  • Il documento più antico (che si conosca sino ad oggi, poi tutto può accadere) in cui si nomina il vino ribolla è contenuto negli Statuti di Treviso del 1207 e si parla di vinum navigatum, vale a dire vino importato.

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martedì

31

gennaio 2017

L’Amarone e le Nozze di Cana

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Anteprima Amarone 2013 - Nozze di Cana

Si è conclusa ieri l’Anteprima Amarone annata 2013, un’edizione a mio avviso particolarmente riuscita. Ampliata nel numero di giornate, tre anziché due, di cui la prima dedicata alla stampa e comunicatori del vino che ha reso più agevoli assaggi e chiacchierate con i produttori. Nessuna conferenza introduttiva dell’annata, i dati sono stati raccolti e messi a disposizione su supporti digitali, ma una maggiore attenzione alla cultura del vino con un’ospite d’eccezione, il critico d’arte Philipe Daverio intervistato dal giornalista Andrea Scanzi. (altro…)