VINI DELL'ANIMA

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sabato

12

novembre 2016

Alla scoperta dei grandi vitigni rossi autoctoni del Friuli Venezia Giulia

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Vitigni rossi autoctoni del Friuli Venezia Giulia Cividale-del-Friuli-borgo-Brossana

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Un progetto organizzato da  ERSA in collaborazione con il Consorzio delle DOC-FVG e con il Progetto Vino di Collisioni

30 Esperti da tutto il mondo alla scoperta delle eccellenze del Friuli Venezia Giulia

 Cividale del Friuli – Castello Canussio

18-20 novembre

comunicato stampa!

 Il progetto, in programma dal 18 al 20 Novembre, si pone l’obiettivo di promuovere i grandi autoctoni rossi regionali nei confronti di una platea selezionata di esperti, giornalisti, sommelier, importatori da tutto il mondo, al fine di consolidare il loro collocamento sui mercati internazionali tramite un’azione di promozione e conoscenza in loco.

“Un’iniziativa importante,” dichiara l’Assessore alle risorse agricole del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Shaurli, “che vuole dare il risalto che meritano, in una Regione come il Friuli Venezia Giulia famosa per i grandi bianchi, ai vini rossi in particolare autoctoni, patrimonio da conoscere e far conoscere meglio”.

La città scelta per ospitare l’evento è Cividale del Friuli, patrimonio UNESCO, sito di origine romana e scrigno di straordinarie architetture alto-medievali. La direzione scientifica del progetto è affidata a Ian D’Agata, Senior Editor & Head of Development Europe and Asia di Vinous, Direttore Scientifico della Vinitaly International Academy e direttore creativo del Progetto Vino di Collisioni, nonchè autore del libro dedicato agli autoctoni, Native Wine Grapes of Italy, vincitore  nel 2015 del Premio Louis Roederer Book of the Year, il più importante premio mondiale per i libri di vino, mai vinto prima da un italiano.

L’evento, prosieguo della collaborazione tra Ersa e il Festival Collisioni di Barolo, dove alcuni dei grandi prodotti di eccellenza del FVG sono stati protagonisti nelle ultime edizioni, si pone in continuità con i lavori del Protocollo d’intesa interregionale firmato a febbraio 2015 tra Regione Friuli Venezia Giulia e Regione Piemonte, e porterà avanti questo importante gemellaggio ospitando alcuni dei più importanti vini bianchi autoctoni piemontesi.

“Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni d’Italia che è più ricca di vitigni autoctoni di grande qualità. Da sempre famoso come terra di grandi vini bianchi, la realtà è che produce anche alcuni dei rossi più interessanti d’Italia. Esperti e semplici wine lovers si sono appassionati negli anni alla grandissima qualità di Schioppettino, i vari Refosco, anche se quello dal Peduncolo Rosso resta il più famoso, Pignolo, Tazzelenghe e altri ancora. Trattasi di vini che offrono un qualcosa di interessante per palati in tutto il mondo, anche grazie alla varietà delle loro espressioni.” Questo, nelle parole di Ian D’Agata, lo spirito dell’evento, organizzato da ERSA in collaborazione con il Consorzio delle DOC-FVG, che ospiterà per un week-end a Cividale trenta esperti internazionali, tra cui saranno presenti alcuni tra i nomi più importanti nell’ambito del business del vino a livello mondiale.

Protagoniste dell’evento saranno le denominazioni Schioppettino, Refosco, Pignolo, Terrano e Tazzelenghe, vini autoctoni spesso meno noti rispetto ai bianchi e quindi importante tema di valorizzazione. Una grande occasione per i produttori e le istituzioni di far degustare le eccellenze vinicole a professionisti sul mercato internazionale, ma anche e soprattutto un’opportunità per far scoprire ed apprezzare il territorio e la tradizione del Friuli Venezia Giulia, con le sue bellezze paesaggistiche, la cucina, la cultura enoica.

Nella cornice d’eccellenza del Castello Canussio di Cividale, location dell’evento, gli esperti verranno coinvolti in degustazioni tematiche di una selezione di vini accompagnate dai commenti dei produttori e moderate dal Direttore Ian D’Agata. Al di fuori del programma didattico, gli ospiti saranno invitati a visitare la città, ad assaggiare la cucina tipica locale e a partecipare a momenti di confronto, in cui i produttori avranno modo di dialogare direttamente con gli esperti, scambiando commenti e consigli e discutendo delle potenzialità delle denominazioni friulane sul mercato internazionale.

Ospite d’onore dell’evento Steven Spurrier, consulente redattore di Decanter, per anni uno dei più grandi importatori e commercianti di vino tra Parigi e Londra, fondatore de L’Académie du Vin e del Corso di Vino della Christie’s. Spurrier inaugura in questa occasione una collaborazione con il Progetto Vino di Collisioni Festival volta a valorizzare, attraverso iniziative scientifiche e didattiche, le eccellenze vinicole italiane nel panorama internazionale.

L’evento, vedrà la partecipazione di un panel di esperti d’eccezione, selezionato attentamente da Ian D’Agata: Terry Kandylis, Moët UK Best Sommelier 2016; il “Best New Sommelier” 2013 di Wine & Spirit: Grant Reynolds, New York; Levi Dalton, uno dei podcaster di vino più famosi America con il blog I’ll Drink to That!; il giornalista canadese Gurvinder Bhatia, (Edmonton Journal, Quench magazine, Global TV Edmonton); Tony Aspler, scrittore di numerosi volumi sul vino e editore su Decanter e Quench; Ronald De Groot, proprietario della maggiore rivista di vino olandese: Perswijn; Daniel Cobian, Fine Wine Manager del progetto Artisanal Wine&Spirits per Southern Wine&Spirits Florida e molti altri.

CONTATTI: press

info@collisioni.it  –  www.collisioni.it

promozione@consorziodocfvg.itwww.consorziodocfvg.it

lunedì

3

ottobre 2016

Vini di lusso 5 mila bottiglie il bottino di Londra

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Vini di lusso 5 mila bottiglie il bottino di Londra

 

A Londra spettano 5 mila bottiglie di pregiato vino e 250 di cognac, conservate nella cantina della Commissione europea, nonché opere d’arte del valore di 3 milioni di euro. Conseguenza della Brexit! Le bottiglie portano nomi come Latour, Pétrus, Krug, Dom Pérignon, Sauternes, per citarne alcune, oltre ad altri preziosi vini italiani tedeschi spagnoli austriaci. Ma non finisce qua!

Nell’articolo publicato sul Corriere della Sera del 2 ottobre si legge che oggetto di un duro contenzioso saranno anche i beni immobili acquistati dall’Unione europea, prestigiosi ovviamente neanche a dirlo, per un valore che si aggira sui 10 miliardi di euro.

C’è da scommetterci che i negoziatori britannici saranno inflessibili su ciò che gli spetta, nessuno sconto soprattutto sui vini, di cui sono intenditori di lunga data!

martedì

15

dicembre 2015

Inarrestabile Asolo Prosecco docg extra brut

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Inarrestabile Asolo Prosecco docg extra brut

Inarrestabile la crescita produttiva dell’Asolo Prosecco extra brut docg. Se nel 2014 erano state raggiunte le 50.000 bottiglie, nel 2015 sono previste ben 200.000. L’Asolo Prosecco docg è l’unica denominazione, nel panorama produttivo di questo vino, che può produrre la tipologia extra brut, che ha un residuo zuccherino tra 0 e 6 grammi per litro. Questo scelta produttiva interpreta correttamente quello che è il gusto dei consumatori orientato sempre più verso il vino secco piuttosto che quello amabile.

E c’è entusiasmo all’interno del Consorzio Vini Asolo e Montello per la scelta fatta e per come il mercato sta rispondendo, a dirlo è il presidente Armando Serena: “La conferma della nostra scelta arriva anche dagli Stati Uniti che storicamente si è sempre dimostrato un mercato interessato all’acquisto di vini dolci; la California, ad esempio, dimostra molta curiosità nei confronti dell’extra brut con una continua crescita delle vendite”. “Il Prosecco Asolo Docg, nella versione extra brut – spiega il Consorzio – mette in risalto la forte identità delle colline di Asolo, dove il terreno è per natura predisposto a dare vini di maggiore struttura.

L’area di produzione dell’Asolo Prosecco  si sviluppa a nord ovest della città di Treviso, nella fascia collinare, bellissima, ai piedi delle montagne.

venerdì

11

dicembre 2015

C’è una relazione tra batteri della saliva e aromi del vino?

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bocca e aromi del vino

Una recente indagine scientifica, condotta da Food Science Research e pubblicata nel journal Food Chemistry, ha evidenziato che molti dei composti aromatici del vino non si avvertono a livello gustativo e gusto-olfattivo senza l’aiuto dei batteri presenti nella saliva. Secondo l’articolo pubblicato dalla rivista americana Wine Spectator sarebbero almeno 700 i microorganismi nella nostra cavità orale.

La domanda è: “I batteri hanno un ruolo nella liberazione dei composti aromatici del vino?”.

I precursori aromatici presenti all’interno del chicco d’uva sono percepiti solo quando la loro struttura cambia grazie a una reazione chimica. Alcuni di questi aromi sono “liberati” durante la vinificazione, altri quando il vino viene versato nel bicchiere per via dell’interazione con l’ossigeno.

Ma molti non emergono finché il vino non interagisce con la bocca. Parte dell’aroma del vino è percepita per via retro nasale, questo vuol dire che dopo aver deglutito il liquido si espira e si riportano alla mucosa olfattiva altri aromi, liberati dal calore della cavità orale e dagli enzimi presenti nella saliva.

I ricercatori dopo esperimenti e test su alcuni individui sono giunti ad alcune conclusioni:

i batteri “orali” sono in grado di agire sui precursori aromatici e liberano diversi composti odorosi. Ne deriva che “lavare i denti” prima di affrontare una degustazione elimina buona parte di tali microrganismi con grave danno per il vino che appare spento, monocorde.

inoltre, ciascun individuo ha nella propria cavità orale una diversa popolazione di batteri, imputabile a fattori ereditari, alimentazione, ambiente, igiene orale, che modifica la percezione degli aromi, percezione che può essere più o meno accentuata.

mercoledì

9

dicembre 2015

Montalcino fa sistema e diventa distretto Bio

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Montalcino Distretto Bio

47 aziende tra agricoltori, produttori del noto Brunello di Montalcino, ma anche un farmacista un architetto un macellaio e il proprietario della più grande enoteca della cittadina, Bruno Dalmazio, hanno firmato una carta giuridicamente vincolante per sostenere e promuovere in modo collettivo la biodiversità e responsabilità ambientale.

“Chi si reca a Montalcino richiede sempre più prodotti biologici o comunque a basso impatto ambientale e di alta qualità, indipendentemente che si tratti di vino, olio, miele o biscotti appena sfornati, ha affermato Dalmazio alla nota rivista Decanter! Il Biodistretto di Montalcino offre la possibilità di incrementare la qualità dei prodotti attraverso un sistema collettivo di trattamento dei parassiti e delle malattie della vite, anziché iniziative individuali, e i commercianti locali come me – ha aggiunto – possono utilizzare le risorse naturali in modo più sostenibile.

Primo promotore di questa iniziativa è stato il conte Francesco Marone Cinzano, di Col d’Orcia, che possiede il più grande vigneto biologico certificato di Montalcino con 147 ettari.

“Montalcino è il più grande comune in termini di superficie della provincia di Siena, con 24.000 ettari, ma solo 3500 sono vitati. Ciò sottolinea la “biodiversità” di questa regione vitivinicola, ha commentato il conte. Ora abbiamo un obiettivo realistico affinché Montalcino e il territorio circostante diventi ancora più ricco in biodiversità, mantenendo la sostenibilità economica”.

Già nel 2012 era stato creato il primo Biodistretto della Toscana, nel comune di Greve in Chianti, nell’area del Chianti Classico.